C’è una raccolta di scritti brevi di Osvaldo Soriano, pubblicata in Italia come I racconti degli anni felici 1974-1996, che amiamo. Il leggendario scrittore argentino racconta, in questo calderone di emozioni e mitologia sudamericana, tante storie: la sua infanzia, il rapporto con il padre, Evita, il Peronismo, il rigore più lungo del mondo…

L’ultima volta che siamo andati a trovare Ugo Fontanone alla Taverna di Frà Fiusch, a Revigliasco, gli abbiamo portato questo libro di Soriano. Perché ormai è abitudine, perché lui divora libri e perché siamo entrambi perfettamente d’accordo sul fatto che il cibo debba essere (anche) anticamera degli anni felici. E non è un caso che il lessico gastronomico di Ugo parli di tradizione, radici, infanzia, calore e stagioni. Tutte cose che, perlomeno in noi, stimolano istintiva felicità.
In un numero spiccatamente internazionale, con focus sulla città ai tempi delle ATP Finals, Frà Fiusch sembra un abbraccio che un po’ ti aspettavi e un po’ no, forte come un albero ancorato a terra e dolce come l’uovo sbattuto per merenda da bambini (che col tempo sarebbe diventato zabaione). Dunque, a fine ottobre, siamo tornati a fargli visita.
Ultimata la premessa, passiamo alla tavola. Non ci giriamo troppo intorno: forse l’autunno è la stagione migliore in assoluto per andare a mangiare alla Taverna di Frà Fiusch. Non solo per scorci e orizzonti che si assaporano sulla strada per Revigliasco, ma perché le ricette autunnali sono quel tipo di calcio di rigore che Ugo Fontanone probabilmente non sbaglierà mai, come Matthew Le Tissier e pochi altri. Ve ne spieghiamo le ragioni, ovviamente mangiando, un piatto dopo l’altro.

Il primo assaggio è un calamaro che si è perso quasi inspiegabilmente nel bosco, sulle colline di Revigliasco, un po’ spaesato, sorpreso e affascinato. Invece delle alghe trova le castagne e scopre che, per quanto insolita, fa parte di una bella storia, anzi di una favola, a metà tra Calvino e Tolkien.
Se un calamaro non fa primavera, ops autunno, sicuramente la fa sua maestà la zucca. Regina di stagione, qui nella versione “risottata” con amaretto, blu del Moncenisio e castagne: semplicemente una goduria.

Così come la trippa in umido: potremmo stare giorni a discutere con Ugo sull’importanza pratica, mistica, simbolica delle frattaglie, ma ci accontentiamo di uno sguardo d’intesa che vale spesso più di mille parole (soprattutto da amanti del quinto quarto).

Il finale è dolce, anzi dolcissimo: la nostra amata cialda, fatta a cannolo, con panna, cachi… Il classico dessert che, soprattutto da bambini, mangi a tutti i costi, anche di nascosto, anche mettendo in preventivo punizioni genitoriali. Che poi cosa c’è da punire? La vita sa essere davvero amara e Ugo ce ne ricorda la dolcezza più essenziale.

Quattro gol, quattro fulmini d’autunno che aprono un cielo che si è fatto più grigio e buio prima. E ci indica la direzione: servono calore, colore (vedi tutto questo arancione), buone vibrazioni. Servono anni felici da mettere in racconti sudamericani; anni buoni da mangiare, buoni da seccare, da farci il sugo quando è Natale, come cantava De Gregori. Anni figli di tavole e ricette e piatti che ritroviamo ogni volta alla Taverna di Frà Fiusch; ospiti di un pirata del cibo, re di zucche e trippe, che non delude proprio mai.
Ugo Fontanone, gran signore dell’autunno.
LA TAVERNA DI FRÀ FIUSCH
Via Beria, 32 – Moncalieri (TO)
Tel. 011.8608224 – 346.0426966

(foto FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)