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#iosonotorino

di Guido Barosio

Una Torino al verde

Torino, 22 aprile 2020

Ci sono amministratori lungimiranti, a volte anche visionari, che hanno sensibilmente migliorato la qualità della vita in città. Amministratori che non andrebbero mai dimenticati, come purtroppo sovente succede. Uno di loro fu Giorgio Balmas, a Torino creò i Punti Verdi nel 1976 e due anni dopo Settembre Musica, oggi meglio nota come MiTo. Il concetto era semplice: cultura, anche cultura di altissimo profilo, gratis o con prezzi irrisori. E – nel caso dei Punti Verdi – cultura che permettesse l’utilizzo di spazi aperti (i grandi parchi della città) nelle fresche sere d’estate. Ci furono nomi leggendari tra i partecipanti, e io, solo per fare un esempio, ebbi modo di assistere alla formidabile esibizione di Rudolf  Nureyev nei giardini del castello di architettura.

Torino vanta un patrimonio metropolitano unico di verde pubblico: Valentino, Giardini Reali, Parco Rignon, Tesoriera, Pellerina

Estate 2020, la ritrovata libertà ci metterà alla prova con nuove regole, che tutti si ostinano a non rivelarci, ma che comporteranno, sicuramente, distanze di sicurezza e utilizzo di mascherine. Prevedo limiti anche invalicabili per le attività al chiuso, però, forse, sarebbe ora di ricordarci che Torino vanta un patrimonio metropolitano unico di verde pubblico: Valentino, Giardini Reali, Parco Rignon, Tesoriera, Pellerina… Luoghi dove le distanze potrebbero essere rispettate, spazi più salubri e meno rischiosi perché all’aperto, palcoscenici naturali per musica, teatro e danza. Naturalmente andrebbero concepiti spettacoli adatti alle circostanze, evitando ogni assembramento sulla scena. Ecco, il mio sogno per l’estate 2020 è quello di una ‘Torino al verde’, che, ironicamente, potrebbe anche rimandare alle stringenti e prevedibili difficoltà economiche. Ma, proprio per la dolorosa mancanza di liquidità, servirebbe uno sforzo delle amministrazioni sul fronte della cultura e dell’intrattenimento.

Ripresa non vuol dire solo efficacia nei regolamenti sanitari ed attenzione alle imprese; ripresa vuol dire tornare a sorridere e a trascorrere ore liete. E vale anche per la ristorazione, uno scenario che va sostenuto con forza prima che sia troppo tardi. In questo caso la parola magica può essere ‘dehor’: dove fantasia e originalità renderebbero affrontabili i nuovi limiti. Ma anche qui è necessario un progetto e sarebbe doverosa la detassazione completa degli spazi. Purtroppo un silenzio assordante accompagna queste settimane di attesa. Non si riapre azionando un interruttore, abbiamo più task force che soluzioni, le centinaia di consulenti fanno pensare ad un’armata incurante della tempesta. Urgenza è una parola smarrita. ‘Torino al verde’ rischia di diventare uno slogan, ma non quello giusto.