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#iosonotorino

di Paolo Turati

Vincere una guerra combattendo senza combattere

Torino, 2 aprile 2020

Non è mai accaduto nella storia di vincere “combattendo senza combattere”, figuriamoci restando a casa. La guerra contro il Coronavirus partita dall’Hubei deve essere un’importante lezione per il genere umano. Da Torinese quale sono non potrei essere più grato all’amico e collega nel CdA della Fondazione per l’Architettura Giuseppe Bergesio che, insieme ad Iren di cui è Amministratore Delegato, ha illuminato questi giorni bui col tricolore sulla Mole. Un’iniziativa che dimostra quanto non siamo soli ma una nazione coesa e disciplinata; d’altronde tutto il mondo ha elogiato e spesso emulato il nostro modello sanitario ora applicato all’emergenza. Quello che troveremo fuori dalle nostre case quando sarà finita la “segregazione” sanitaria sarà economicamente davvero impegnativo: come Goldman Sachs prevede, si potrebbe registrare una flessione del PIL annuale del quasi 12%, insieme a problemi di disoccupazione, debito pubblico e innumerevoli difficoltà per le imprese.

Bisognerà quindi ripensare il modello strutturale di sviluppo del nostro territorio senza preclusioni e limiti, considerando che questa non sarà stata la fine del Mondo ma sicuramente quella di un certo Mondo.

Occorrerà tempo prima di tornare alla precedente spensieratezza, forse eccessiva, e ci accorgiamo solo ora di aver probabilmente vissuto in una Belle Époque simile a quella che caratterizzò l’inizio del secolo scorso. Le code davanti agli Apple Store per accaparrarsi, anche a rate, l’ultimo modello di iPhone sono uno degli esempi che rappresentano la prosperità dei consumi rivolti tanto ai beni a noi necessari quanto a quelli più marginali.

Torino e il Piemonte ripartiranno economicamente da questo disastro (ipocrita non chiamarlo così), nonostante le difficoltà insite nel nostro territorio riguardanti la capacità di concorrere a livello internazionale in svariati settori. Ad esempio nei confronti dei rivali asiatici relativamente all’industria dell’automotive la quale, checché se ne voglia dire, sarà sempre meno locomotiva della nostra economia. Bisognerà quindi ripensare il modello strutturale di sviluppo del nostro territorio senza preclusioni e limiti, considerando che questa non sarà stata la fine del Mondo ma sicuramente quella di un certo Mondo.