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#iosonotorino

di Walter Comello

(W)uovo di cioccolato

Torino, 11 aprile 2020

In questi giorni le cose sono strane, tutto è strano da che ti svegli al mattino e poi ti vengono in mente le cose più strane, così strane che in altri momenti non le avresti mai ricordate. Un po’ di anni fa c’era un negozietto in via Lamarmora che vendeva un po’ di tutto, i supermercati non c’erano ancora, ma la signora Mariuccia era lì fiera dietro al suo bancone forse da prima delle guerre, quelle vere. Era ardita, tenace e fiera come un bersagliere dopo la battaglia di Pastrengo e, forse, non aveva scelto a caso il luogo dove aprire la sua attività.

Uscivo con un gran bel uovo di cioccolato sotto al braccio, mentre la carta luccicante mi solleticava il naso e mi copriva un occhio

Il generale La Marmora era stato fondatore del corpo dei bersaglieri in tempi in cui le piume sul cappello erano un segno di distinzione. Torino profumava già di fiori, alcuni avevano gli occhi rossi come i conigli con la mixomatosi e si soffiavano in continuazione il naso per l’allergia alle graminacee, erano i giorni prima di Pasqua. Io non arrivavo ancora al bancone con il mento, il generale, così la chiamavano, mi guardava con dolcezza e mi chiedeva: “Vuoi il wuowo?“. Io ricambiavo con gli occhi belli di tutti i bambini e apparentemente timido non rispondevo. Lei mi ripeteva: “Vuoi il wuowo?” e, dopo qualche minuto, uscivo con un gran bel uovo di cioccolato sotto al braccio, mentre la carta luccicante mi solleticava il naso e mi copriva un occhio.

L’idea di ricoprire un uovo di gallina con del cioccolato è nata alla corte di Luigi XIV di Francia. Grazie ai suoi nobili artigiani Torino, che era diventata capitale italiana del cioccolato, ai primi dell’800 inventò le prime forme fatte a uova e operaie specializzate le decoravano con primitivi disegni in bianco e rosa. Negli anni ‘20 nasce l’uovo di cioccolato, creato con forme vuote perfettamente geometriche e, dopo pochi anni, debuttò l’idea geniale di nascondervi dentro la sorpresa. Infatti lungo la strada, a parte lo stare attento a non pestarmi le stringhe delle scarpe, io non pensavo ad altro. Ogni dieci passi mi fermavo lungo il marciapiede, schakeravo il mio uovo vicino all’orecchio e la fantasia prendeva la forma dei desideri. Così da più di un mese faccio ogni mattina, guardo fuori della finestra, vedo il vuoto e spero in una bella sorpresa.