Motivi per amare e quindi motivi perlopiù positivi. Magari un giorno immagineremo anche 50 motivi per mal sopportare l’enogastronomia torinese, ma non pensiamo siano facili da trovare… Questi 50 invece sono sgorgati in modo abbastanza spontaneo. Ma perché proprio 50? La risposta è allo stesso tempo semplice e non particolarmente pregna di significato: in città arrivano, il 19 giugno, i The World’s 50 Best Restaurants, e noi ne approfittiamo per parlare di Torino e del suo ecosistema enogastronomico. I 50 Best portano a Torino il rito ormai cult della loro premiazione e a noi è sembrata una ghiotta occasione per riflettere con entusiasmo su ciò che da un punto di vista food & wine siamo diventati. Ecco quindi 50 motivi per cui amiamo o dovremmo amare l’enogastronomia torinese a tutto tondo, non solo a giugno, ma ogni giorno dell’anno.

Nota doverosa: gli spunti sono tutti positivi, come anticipato, ma questo non significa che non ci si possa ragionare con spirito critico e costruttivo; d’altronde si può sempre migliorare… Partiamo!
La qualità 1 dell’offerta, diffusa e ormai inequivocabile. Il sopra (non ci credete? Provate a fare cena al ristorante in città come Bruxelles, Londra, Parigi, Copenaghen…).

Franchino 3 che apre una bella osteria abbastanza senza pretese in centro città.
I tre moschettieri dei primi torinesi: agnolotti 4, plin 5 e tajarin 6.
Il Perù a Torino 7: una magnifica cultura, una cucina eccezionale.

Il lessico 8 solo nostro: si dice piola, mica trattoria neh.
Il cibo “etnico” (che brutta parola) come espressione delle comunità urbane 9, trapiantate e fiere, e non delle mode.
Il vitello tonnato 10 tesoro prezioso tanto nelle piole quanto negli stellati.

La cucina romana 11 poca ma buona (finalmente).
I vini “naturali” 12 trattati come vini e non come settimane della moda.
La medaglia della prima birra italiana 13 spillata nel nostro Paese (nel 1845!).

La carne che si può mangiare anche cruda, ovvero sua maestà la battuta 14.
L’izakaya giapponese 15 spiegato per bene insieme al progetto Donburi House 16.
Le enoteche 17 fatte di persone che amano i nostri vini e ne coltivano la narrazione culturale, specie nei quartieri (grazie).

La panna cotta mon amour 18, ma senza dimenticare quel gioiello piemontese del bunet 19.
Il cioccolato 20 dei grandi maestri, da Gobino a Castagna a tutti gli altri.
L’eterogeneità del nostro panorama food 21 tra ristoranti stellati, quasi stellati e quelli che la stella manco la vogliono.

La pizza 22 che oggi finalmente non è più “solo” napoletana.
Quel miracolo sulla 34° che è la pizza al padellino torinese 23; a proposito volate da Gino, Michi, Cecchi… senza riserve.
L’arte dell’intelligenza, piemontese e levantina, applicata alla cucina 24, che ha originato ricette uniche, di recupero e lo diciamo insieme al tre: 1,2,3… finanziera.

I dolci di pasticceria che ci fanno sentire sempre a casa 25, nonostante siamo in buona parte figli delle immigrazioni che hanno costruito questa città, oggi come settant’anni fa (per info chiedere alle zeppole di San Giuseppe).
I Saloni del Vino e del Vermouth 26 e 27 che possono essere meglio e lo saranno sicuramente.
Il tartufo 28 quando non è scam ma valore aggiunto, gusto vero, una storia infinita.

Terra Madre 29, visionaria espressione dell’amore torinese per la terra e il cibo globale… a prescindere dalle location.
Le belle macellerie 30 divulgatrici di un modo evoluto di pensare (e trattare) la carne.
Il sushi sia di pesce che di carne 31: l’importante è che sia ottimo, specie nelle materie prime.

Le pizze in teglia 32, quelle meravigliose, che siano basse e scrocchiarelle oppure no (anche se a noi del primo tipo piacciono tanto…).
L’apericena 33 che in questi termini lo abbiamo inventato noi, con buona pace di tutti gli altri.
L’apericena reinventato 34 da noi per noi, grazie alle influenze turche, indiane, peruviane…

Alcune delle formule abbinamento cucina-drink 35 migliori di tutta Italia, e oltre, come Buzz Lightyear… Per delucidazioni citofonare in quel di Azotea.
L’universo dei panini e le sue principali declinazioni: panini per chi vuole un panino 36, panini degli studenti 37, panini delle ore piccole 38 (forse i più desiderati).
La nobile disciplina del gelato 39 e i suoi illustri alfieri: Mara, Niva, Aria, Marchetti, Ottimo…
Le catene italiane che ci scelgono per espandersi e dicono “se funziona a Torino, funziona ovunque” 40.
Le piole nei quartieri 41 che tengono duro o rinascono, e a pranzo si riempiono di una magnifica clientela “attempata” che a tavola domina ancora e alla grande.
