«Mi piace lo spirito del ritrovarsi, la convivialità senza fronzoli, la presenza dei fiocchi di neve, quella delle mura spesse, tenendo in mano un bicchiere di vino per un paio d’ore di assoluta serenità». Virginia Woolf è sempre stata un passo avanti a tutti, in tantissime cose, anche nel descrivere il senso stesso della tavola.
Parlare di cibo sociale (lo stiamo facendo un po’ in tutti i modi in questa edizione) significa anche innalzare la cucina a focolare della convivialità. In famiglia, tra amici, tra colleghi, perfino tra sconosciuti: una tavola condivisa per bene livella le differenze, crea connessioni, diverte, chiude il mondo fuori almeno per un po’.

Quando Franco Rabezzana, dieci anni fa, ha deciso di aprire la sua Osteria (che è anche enoteca, pastificio, gastronomia) in pieno centro a Torino, aveva in mente una visione bella chiara: costruire un luogo che fosse cucina, musica e convivialità. A distanza di diverso tempo, dobbiamo dire che ci è riuscito: oggi l’Osteria Rabezzana di via San Francesco d’Assisi 23 è locale di ottimo cibo e di un calendario di appuntamenti ricco e coinvolgente.
Se gli eventi firmati Rabezzana fanno riferimento al palinsesto chiamato Rabmataz (omaggio all’iconico album di Paolo Conte), la cucina è saldamente in mano a chef Beppe Zizzo, torinese non di nascita, ma sicuramente d’adozione.

Dunque, capita che vai all’Osteria un mercoledì sera di primavera, ti siedi, mangi il vitello tonnato, le tagliatelle con gli asparagi, un bunet fatto come si deve… E sei già contento. Insomma, non servirebbe altro, però a un certo punto alle voci degli altri tavoli si affiancano le note, qualcuno comincia a suonare il jazz, come fossimo a New Orleans… La musica ci trasporta e ci ricordiamo dell’esigenza di non accontentarci.
E anche di prendere un tavolo all’Osteria mettendoci sopra tutto ma proprio tutto: il vitello tonnato, le tagliatelle, il bunet, il vino del nostro Piemonte, le risate, le mani che applaudono, il jazz, il blues, la voglia di tornare, il ricordo di quando avreste voluto imparare a suonare per davvero la chitarra. Sì, anche questo, perché su questa tavola può stare tutto, anche qualche lecito rammarico, sempre che non ci rovini l’appetito, perché come giustamente sottolineato dalla Woolf ci meritiamo queste benedette ore di assoluta serenità.

E non è mica facile riscontrarle in giro. Noi le troviamo a volte seduti in spiaggia, altre su una panchina al Valentino, frequentemente nelle poltrone di un cinema… E poi nelle Osterie tipo Rabezzana, di quelle che ti siedi e ricordi che conviviale fa rima ogni giorno con sociale.
(foto FEDERICA BAVA e MARCO BARLETTA)
