Torino, Autunno 2023
Torino è sotto attacco. Dall’esterno, da tutti coloro che hanno l’interesse, anche legittimo, a mantenere la centralità dell’area milanese a presidio del Nord. Ma soprattutto dall’interno, da una classe dirigente che sovente non si rende conto del pericolo che corre la città. Pericolo di marginalizzazione, di decadenza progressiva. La ripresa autunnale pone questi problemi con particolare forza. Di queste settimane è la posa della prima pietra della città dello spazio di corso Marche. Finalmente ci arriviamo. Avremmo potuto e dovuto partire prima se le Istituzioni ci avessero creduto di più. Perché non basta avere le competenze e le buone idee: bisogna fare in fretta, dannatamente in fretta. La competizione tra territori è feroce, chi si ferma o procede lentamente ha già perso. Questo vale a livello regionale come a livello comunale. Non sarà una grande opera, ma che senso ha bloccare il traffico a Torino sud con lo stillicidio di chiusure del sottopasso del Lingotto? Non si potevano coordinare meglio gli interventi? I disagi non sono solo un fastidio per centinaia di migliaia di cittadini. Sono anche un fatto economico e di immagine: per quanto tempo dovremo presentare a chi arriva a Torino il volto di una città in perenne ristrutturazione? Bisogna correre, fare in fretta, molto più in fretta. Ed essere più aggressivi. Non può capitare che un incidente per quanto grave come quello delle frecce tricolori finisca per bloccare per due giorni i voli da Torino. La costruzione della seconda pista di Caselle è stata per anni al centro di un dibattito finito nel nulla.
La competizione tra territori è feroce, chi si ferma o procede lentamente ha già perso
Ora che sarà aperto il collegamento ferroviario dal centro di Torino all’aeroporto, avere un Frecciarossa che collega Porta Nuova a Malpensa via Caselle in meno di un’ora sarebbe una svolta per la mobilità della città. Senza essere costretti a salire sugli autobus della speranza che impiegano due ore per collegare Porta Susa all’aeroporto lombardo. Come si può proporre questa Odissea a gente che progetta i viaggi su Marte? Per realizzare i progetti in fretta è necessario, naturalmente, avere il denaro. Nei prossimi mesi Torino dovrebbe avere il suo collegamento con Caselle e dovrebbe capire di più sui tempi di realizzazione della linea 2 della metropolitana. I soldi in parte sono arrivati, ma per fare in fretta ne servono di più, molti di più. Uno dei difetti del gruppo dirigente di Torino (o almeno di una sua parte) è quello di tenere i soldi sotto il materasso, quasi che tirarli fuori possa esporre al giudizio negativo della città. E invece tirateli fuori quei soldi: il contributo privato a un’opera strategica per Torino (con il dovuto ritorno per l’investimento) servirebbe a migliorare la vita di tutti e a dare visibilità positiva a chi ha contribuito. A Milano, tanto per aggiungere una provocazione, avrebbero fatto così da tempo. Stendiamo un pietosissimo velo sulla questione TAV: anni di tempo perso a teorizzare che il treno inquina ci hanno portato alla tempesta perfetta delle settimane scorse, quando Torino era isolata per ferrovia, a causa della frana sulla linea storica con Chambery, e aveva i voli bloccati dall’incidente aereo di Caselle. Con l’alta velocità ferroviaria il blocco della valle della Maurienne sarebbe stato evitato. Come si vede i dossier su cui lavorare per questa ripresa torinese sono molti e decisivi. Basterebbe concentrarsi su quelli e non inseguire le farfalle della politica che vorrebbe sostituire il direttore del museo egizio, una delle cose che a Torino funzionano. Facciamoci del male, mi raccomando.
