Spike Lee tutto sbrilluccicoso in copertina, il dovere (anche morale) di raccontare la sfaccettata cucina della Taverna di Frà Fiusch… Quale occasione migliore per imbastire un nuovo speciale food giocando con il mondo della settima arte mixato alle ricette (tutte cult) di chef Ugo Fontanone? Praticamente nessuna. E ci sta come risposta, anche perché la coincidenza (proprio nel senso di cose che coincidono) è decisamente specifica; di quelle che passano oggi e poi mai più, come certi treni della vita.
Dunque, ecco la formula: 8 piatti + 8 film per raccontarvi un ristorante che in trent’anni di storia ha lasciato un solco netto nel panorama food torinese e non solo. Partiamo!
Prima suggestione: la mitica lingua al verde di Frà Fiusch (che è peraltro super variopinta e non monocroma) è La grande scommessa (2015) di Adam McKay. Perché? Due i motivi principali: per giocare con il doppio significato dell’espressione “al verde”, affiancata a uno dei film che meglio ha raccontato le crisi finanziarie globali; e poi perché questa lingua è sempre stata una grande scommessa (vintissima), capace di rendere very cool un piatto abbastanza d’altri tempi.

Rigorosamente differente, invece, l’operazione che Ugo Fontanone ha messo in pratica per un altro cult della sua cucina: pesche e funghi. Che per noi è senza ombra di dubbio Nightmare Before Christmas (1993), ovvero il mondo a rovescio, la storia che non ti aspetti, l’eroe che non ci meritavamo (ma di cui abbiamo bisogno). Peraltro il regista di questa meraviglia non è Tim Burton, come molti credono, ma Henry Selick; conserviamo per dopo la cartuccia Burton…

I tajarin con i funghi sono La città incantata (2001) di Hayao Miyazaki, logico no? Oscar come miglior film d’animazione, piace a tutti, grandi e piccini, incanta ancora prima di guardarlo/gustarlo. Insomma che gli vuoi dire?

Diverso il discorso per il filetto di ricciola con crema di zucchine, asparagi, burrata e menta, per noi irrimediabilmente Il grande Lebowski (1998) dei Fratelli Cohen. Guardate bene questo piatto: tutto è dove deve essere e paradossalmente sembra quasi in disordine. Gli ingredienti sono amalgamati alla perfezione, ma allo stesso tempo paiono messi lì da un’entità ambigua. A volte la realtà è decisamente più stupefacente della fantasia.

Quinto round e ci giochiamo la carta Burton. Manteniamo il focus sugli asparagi, proponendo stavolta un risotto all’asparago in abbinamento a uno dei film più belli e sottovalutati di Tim Burton: Big Fish (2003). Un frullatore di storie incredibili che raccontano poi, alla fine, di padri e figli che cercano di recuperarsi a vicenda. La cosa più semplice e complicata del mondo, come questo risotto fatto per bene.

La cipolla ripiena di Ugo Fontanone è uno dei nostri piatti preferiti, di conseguenza le dedichiamo un film a cui siamo affezionatissimi, ovvero First Love (2019) di Takashi Miike, in italiano L’ultimo yakuza. Una carezza che si fa schiaffo e torna carezza, un’esplosione silenziosa e poi assordante, un gesto assurdo che dona certezze. Qua dentro (nel film e nella cipolla) c’è davvero tutto quello che si serve.

Rimaniamo in Asia per un altro risotto (sempre iconico), quello con zucca, amaretti e blu: dolce e confortante, ma allo stesso tempo inconfondibile. Un piatto quasi al neon, con una palette di colori tutta sua. Qualcuno ha detto sua maestà Wong Kar-wai? Recuperatevi quella leccornia di cinema d’autore che è Hong Kong Express (1994) e fatevi un favore.

Ultima mestolata: la faraona con le ciliegie è Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, con un Di Caprio in stato di grazia e un Ugo Fontanone sugli scudi. Un piatto e un film che ci ricordano la necessità di rompere le convenzioni, di combattere quando è giusto farlo, senza dimenticare mai un’umanità fondamentale, che move il sole e l’altre stelle.

Insomma, il mondo gastronomico della Taverna di Frà Fiusch è un puzzle di gusto per noi abbastanza irrinunciabile. Abbiamo provato a decostruirlo attraverso questo gioco, utilizzando pellicole che abbiamo amato. Il risultato? Probabilmente un affresco curioso che ben racconta uno spaccato dell’affascinante cucina di chef Ugo Fontanone. Una cucina che divulga, sorprende e brilla; che va controcorrente lisciando il pelo alla tradizione; che porta avanti la sua personale battaglia con la determinazione di un ciak ben scritto. Bravi, buona la prima.
