Torino, Inverno 2024 – 2025
C’è una parabola, detta “dei ciechi e dell’elefante”, risalente a quasi duemila anni fa, che ben spiega la soggettività. Un gruppo di ciechi non ha mai incontrato un elefante, dunque ognuno, toccandolo, prova a descriverlo in qualche modo. Man mano che cambia il parlante, l’elefante diventa una zanna, una zampa, una proboscide… L’evidente morale è che l’uomo tende ad affermare le proprie impressioni come verità assoluta, senza considerare né i propri limiti né il punto di vista altrui.
Oggi i grandi eventi sono una voce economica importante per una città. Soprattutto per una città come Torino in cerca di vocazioni e con una dimensione, né grande né piccola, ideale per accoglierli. I grandi eventi in città muovono l’economia del territorio, spingono le Istituzioni a investire, stimolano la cittadinanza ad essere più attiva; mettendo peraltro in campo operazioni di branding e visibilità abbastanza uniche.
Tutto vero tra l’altro, ma commetteremmo l’errore dei ciechi
Un po’ di numeri. Le Nitto ATP Finals 2024 hanno portato a Torino oltre duecentomila persone con una ricaduta sul territorio da più di mezzo miliardo di euro; per adesso record dal punto di vista economico di tutte le edizioni, motivo in più per lottare e aggiudicarsi le prossime. La Frecciarossa Final Eight di basket 2024 ha portato in città cinquantamila presenze con ricadute dirette da oltre dieci milioni di euro. L’Eurovision sbarcò a Torino con un indotto da oltre venti milioni. E poi via via tutti gli altri eventi, anche minori, e quindi con impatto minore, ma comunque rilevante, sia in termini numerici che di brand value cittadino.
Nella cruciale operazione di stilare un calendario integrato, funzionale, intelligente degli eventi della città non possiamo permetterci di fare come i ciechi della storia. Perché a guardarla così Torino può sembrare una città del tennis, oppure del basket, o magari dello sport più in generale, poi però è anche musica, cinema, libri, un giorno forse aerospazio… Tutto vero tra l’altro, ma commetteremmo l’errore dei ciechi. Per questo siamo qui a parlare di calendario integrato, che non significa ricco, bensì ben studiato, in accordo con le diverse anime della città, che comunichi il DNA cittadino e lo integri con le nuove vocazioni di Torino.
Quindi: andiamo a prenderci le ATP Finals per più tempo possibile (magari migliorando dove abbiamo peccato), ma non limitiamoci al tennis appena “scoperto”; ricordiamoci che un anno dura dodici mesi e il calendario dei possibili eventi anche. Sfruttiamo queste occasioni internazionali per far conoscere la città agli investitori esteri, invitiamo sindaci di metropoli internazionali, emissari di fondi di paesi potenzialmente interessati ad apprezzare la nostra città e a portare risorse.
Catturiamo ciò che si intona ai nostri sogni e alle esigenze concrete del territorio. Scegliamo bene e tanto, ma non tutto. Magari dialogando con le altre voci della città, spesso qualificate e disponibili a portare un contributo. D’altronde ce lo ricordano i latini: integrare vuol dire rendere completo qualcosa. E la Torino di domani, quella che ha negli eventi internazionali un filamento decisivo del proprio DNA, la immaginiamo completa, solida, unita e comprensibile ai più.
