L’aperitivo è un’arte, uno stato mentale e un modo di intendere la vita. Non è un format o uno dei tanti pasti della giornata, e sicuramente non è un serpente; semmai un pensiero frequente, che diventa indecente. Anche se su questo passaggio si può avere da ridire, perché l’aperitivo ha sempre in qualche modo una sua decenza, o meglio dignità, magari anche un po’ bohémien, ma comunque seria, seria vera, come sanno essere i bambini.

Uno degli aperitivi più belli della mia vita l’ho vissuto probabilmente su una panchina, con un corredo enogastronomico sicuramente non da 50 Best (neanche avvicinabile), ma la compagnia a volte vale più di ogni menu stellato. Cosa ci dice questo? Non che gli aperitivi a basso budget sono migliori di quelli d’alta gamma (pensarlo sarebbe un errore grossolano), ma che l’aperitivo, come detto, è uno stato della psiche, simile e diverso dagli altri momenti-pasti della giornata, pratico ed etereo, intimo e universalmente personale. È vero, può sembrare un ossimoro… e indovinate un po’: l’aperitivo è anche un ossimoro. Un luogo che è più tempo che spazio, nato per mangiare ma non per sfamare, a metà tra la merenda e la cena, come un sogno a metà della notte (come direbbe Livio Macchi).

Perché facciamo l’aperitivo? Anzi, voliamo più in alto: perché non facciamo l’aperitivo? La domanda mi devasta. E per rispondere vengono in aiuto queste pagine (come soccorre la carta nessuno), per approntare un’esplorazione nei meandri dei varissimi aperitivi (e apericena) torinesi. Non possiamo toccarli tutti, sono troppi, cercheremo tra quelli emblematici, per capirne un po’ di più di questo grosso, atavico, strano, matto caso dell’aperitivo. Cominciamo.
E partiamo dal centro che più centro non si può: piazza Vittorio. La carta vincente di ogni torinese che sta giocando con un amico-straniero a “ti racconto quant’è bella Torino”: entri in questa piazza tra il fiume e i portici… ed è già game, set, match! A maggior ragione se ci sediamo per l’aperitivo ai tavolini del rinnovato Flora 1925 (piazza Vittorio 24), finalmente con l’abito (anche food) delle grandi occasioni. Un locale fiero e determinato, internazionale e classico, con i tavolini nella posizione più bella e strategica della città. Ecco il primo aperitivo, quello da UAO, da katsu sando alla piemontese e Marinetti (non sono impazzito, sfogliatevi il menu).
Seconda tappa praticamente qua di fianco, per mettere le cose subito in chiaro: chi crede di sapere tutto dell’aperitivo non sa nulla dell’aperitivo. Perché? Perché un gelato da Niva (piazza Vittorio 8), gustato appollaiati vista Po, all’ora corretta, è già un aperitivo. Magari con una birra artigianale tra le mani: birra e gelato come cacio e pepe, Rolling e Stones, Bonnie e Clyde.

La tappa di Niva ci mostra la colossale vastità dell’universo aperitivo, che non è solo ampiezza concettuale, ma anche geografica; non a caso l’aperitivo, se ha voglia, ci prende per mano e ci porta in giro per il mondo. Un esempio? Ailime (via Messina 8) con il suo aperitivo emiliano-giapponese, tra tigelle e sake, onigiri e tortellini fritti. Un viaggio da seduti, un film senza proiettore. E se parliamo di film, gli effetti speciali ce li mette Tratto (via Andrea Doria 12) con la nuova proposta aperitivo, vini speciali, champagne ricercati, tapas da cineteca. Ce l’avete in rubrica Tratto? Speriamo di sì, perché è una bella novità cittadina: nuova, elegante, creativa, pratica.

Pratica come la ragion di Kant, e come la scelta di Madama Piola di salpare alla conquista di Vanchiglia con la consueta determinazione e la voglia di aggiungere all’ecosistema cittadino un altro locale che fa rima con piattini: Madama Piola – Vini e Piattini (via Tarino 11). La sceneggiatura? Tutto il bello del Piemonte (gnocchi, vitello tonnato, tomini, agnolotti…) nel formato “piattino”. Non serve altro.
Quello che serviva e ora fortunatamente c’è, invece, è il nuovo cocktail in quel di Frà Fiusch (via Beria 32 a Moncalieri): Immortale Frà Fiusch. Un cocktail, un elaborato alchemico, un antidoto alla calura, una carezza fresca d’estate ideata da Ugo Fontanone insieme ai ragazzi di Athanasia, un liquore al tanaceto davvero meraviglioso, base del cocktail Immortale della Taverna, che mescola edonismo puro, terra e un po’ di sane rimembranze dal greco: la “a” di negazione sommata al termine greco thanatos ci introduce alla suggestione della non-morte, ovvero l’immortalità. Lunga vita a questo cocktail e all’aperitivo in generale.

L’ultima tappa ci porta decisamente fuori Torino, in quel di Balme (valli di Lanzo), nel luogo magico in cui nascono le creazioni di Pian della Mussa: acque e birre. Salutata e omaggiata a dovere l’evidente benedizione termica che questa valle garantisce, esploriamo il mondo di Birrificio e Birreria immaginati da Pian della Mussa. In particolare il Birrificio è diventato in breve tempo (recente l’inaugurazione) una delle magne anime di Balme e dintorni; uno Star Gate da oltrepassare volentieri per scoprire tutte le brillanti birre prodotte qua affianco (con acqua a metro zero), i panini goduriosi, un tagliere salumi & formaggi che è uno spot di eccellenze del territorio tramesso in prima serata durante Montalbano. Magari parlano la temperatura idilliaca o le due birre, ma vi consigliamo di mettere in wish-list questo aperitivo ad alta quota.
Ricapitolando: abbiamo visto aperitivi in piazze che così belle nessuna mai; aperitivi “gelati” che non ci aspettavamo e ora non vediamo l’ora di riabbracciare; aperitivi che come WeRoad ci portano a conoscere mondi lontani (ma in modo molto più comodo ed economico); aperitivi “nuovi” e sofisticati il giusto, come un pezzo degli Artic Monkeys; aperitivi in piattini, con gli agnolottini, i tomini, i vini, tutti molto buoni e carini; aperitivi immortali in versione cocktail dentro Taverne che continuano, nonostante l’età, a sfornare mine gastronomiche; e perfino aperitivi a mille e oltre metri d’altezza, sempre restando nella Provincia, con birre da favola e frescure da sogno. Insomma, ne abbiamo viste delle belle, ma la strada verso l’esamina totale del mito dell’aperitivo è ancora lunga; chissà, alla prossima puntata!
