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Capitani metropolitani

Sedici coraggiosi capitani torinesi

di Tommaso Cenni e Laura Sciolla

Inverno 2020

Li abbiamo scelti in ogni settore perché i veri capitani sono ovunque. Ve ne proponiamo sedici, come ideali rappresentanti di tutti coloro che hanno fatto della tenacia e dello spirito di squadra il tratto distintivo di fronte alle difficoltà.

 

Beba

Beba, torinese classe ’94, all’anagrafe Roberta Lazzerini, è il volto femminile del rap in Italia, un fenomeno nazionale

«Torino è la mia città, la mia casa. L’aria che respiro qui non l’ho mai trovata in nessun altro posto. È una città d’arte e di artisti e, quando si parla di rap, perlopiù di artisti maschi. Quando ho iniziato a fare rap la battaglia più difficile era farsi prendere sul serio da loro. Da un lato questa situazione è stata frustrante per molto tempo, ma dall’altro sono contenta di aver vissuto questo tipo di gavetta. Mi è servita per tirare fuori la grinta e la determinazione necessarie per dimostrare che si sbagliavano, e l’ho sempre fatto ponendomi io per prima al loro livello, fino a quando non hanno iniziato a riconoscermelo. Torino mi ha fatto da scuola, quando ho conquistato la città del rap italiano ho sentito che il mio percorso era iniziato»

 

Valerio Binasco

Valerio Binasco, regista e attore piemontese, tra i più premiati della scena italiana, è direttore artistico del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. Nella sua carriera si è anche dedicato alla formazione e valorizzazione dei giovani talenti

«Il teatro deve trovare la forza di andare in scena comunque. Anche allestendo spettacoli che al momento non potranno debuttare. È un atto di resistenza importante, che – oltre a garantire occupazione per tecnici e artisti – trasmette speranza. L’arte non deve fermarsi mai. Non ci sono riusciti nemmeno i bombardamenti, o i tribunali dell’Inquisizione. La gente aspetta la riapertura dei teatri, per sentirsi in pace con il dramma di vivere, riscoprire con quanta bellezza si può raccontare l’esistenza, per riposarsi dall’essere ‘io’ e diventare ‘noi’. Oggi ci è impedito di ritrovare questa vicinanza fisica con il pubblico, ma abbiamo il dovere di far sentire che ci siamo. Ben vengano le possibilità che regala la tecnologia: certamente il Teatro, inteso come luogo, non potrà mai essere sostituito da uno schermo, ma è tempo che impari ad ‘aprirsi’, ed entri nelle case, decodificando un nuovo linguaggio, acquisendo visione e ritmo secondo leggi finora sconosciute. È una sfida eccitante, che ci darà energie nuove»  

 

Andrea Bonsignori

Andrea Bonsignori, pedagogista, dirige da oltre dieci anni la scuola del Cottolengo di Torino. È socio fondatore e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Italiana per l’Autismo

«Quando suona l’allarme antincendio, si scappa tutti e ognuno pensa al ‘si salvi chi può’. In questa fuga i disabili non sono contemplati: stai lì che noi arriviamo. Immagine devastante. Trovo un parallelismo con questo momento: si è detto tutto e il contrario di tutto, ma non sono mai stati presi in considerazione coloro che, già soli e abbandonati, si sono trovati ancora più soli e abbandonati. Il fatto di essere stati tutti noi isolati dovrebbe essere il punto di partenza per pensare che ci sono persone che vivono costantemente in questa condizione. Ecco, riprendendo una citazione del ’500, “la vittoria sul male inizia quando i buoni iniziano a fare del bene”, mi sento di essere ottimista, perché c’è tanta gente che non ha mai smesso di fare del bene e, anzi, da questa esperienza uscirà ancora più rinforzata. Un solo appello: non dimentichiamoci mai di coloro che ci stavano ad aspettare, anche quando l’incendio sarà domato»

 

Francesco Bramardo

Francesco Bramardo, già apprezzato giornalista sportivo, inviato della Gazzetta dello Sport, autore di libri dal cuore granata, negli ultimi anni si è dedicato all’attività calcistica di base. Oggi è direttore generale al Lascaris

«In 20 anni di calcio dilettantistico ho sempre seguito due concetti ben precisi: primo, se non sai perdere non potrai mai vincere; secondo, una società sportiva è un’azienda, e come tale va trattata. La cosa più brutta è vedere una società che chiude o che si fonde con un’altra perdendo la propria identità. Proprio per questo, in un momento complicatissimo, Lascaris sta già programmando il futuro. Abbiamo appena realizzato un nuovo campo in sintetico, tra un anno ci sarà la fase finale della Nations League con l’Italia a Torino e stiamo già lavorando per portare i bambini allo stadio a respirare di nuovo un po’ di calcio. Non possiamo perdere una generazione di atleti. Alcuni smetteranno addirittura per disamore nei confronti del pallone; e mi fa male perché, personalmente, non c’è niente di più bello che veder arrivare al campo centinaia di bambini con il pallone sotto il braccio e il sorriso negli occhi»

 

Paola Cuniberti

Paola Cuniberti, torinese classe ’81, manager di Niccolò Fabi, operatrice culturale cittadina e co-fondatrice di Off Topic, hub culturale, gastronomico, musicale

«Off Topic è nato nel 2018 come polo culturale e gastronomico; proprio questa nostra dimensione food ci ha permesso di continuare in forma delivery anche durante questi lockdown, e nel primo periodo di dubbio e blocco Off Topic si è occupato di ‘delivery solidale’ per aiutare chi ne aveva bisogno. A inizio estate ho proposto a Niccolò Fabi di esibirsi in contesti più piccoli e con lo staff di Off Topic abbiamo portato avanti varie iniziative culturali, in completa sicurezza, finché è stato possibile. Questo perché sono e siamo fermamente convinti che una società senza intrattenimento e cultura si inaridisca. La perdita di cultura, specie quella che definisco ‘alta’, rischia di generare gravi problemi nella società, privata di un’importante componente di crescita ed educazione delle persone. Le difficoltà, però, credo possano essere uno stimolo per recuperare ciò che davamo per scontato, irrorando il settore di nuovo entusiasmo»

 

Elisabetta De Wan

Elisabetta De Wan, amministratore unico della boutique De Wan, griffe storica della moda torinese da 65 anni, tradizionalmente attenta al made in Italy e alle lavorazioni artigianali italiane

«De Wan ha ormai 65 anni di storia, ma questo non significa che sia diventato un vetusto e ingombrante elefante. Tutt’altro. Da sempre, una nostra prerogativa è quella di guardare avanti e studiare, siamo delle persone curiose, d’altronde. E così abbiamo colto questa situazione per rinnovarci, ancora una volta, scegliendo un nuovo canale di comunicazione con il nostro pubblico e di vendita. È un sistema innovativo che permette di interagire, chiacchierare, mostrare live i nostri prodotti (con 15mila referenze il mero e-commerce non sarebbe proprio stato adeguato) e infine confermare il carrello di acquisto, tutto in diretta. Lo devo ammettere, è persino divertente. Insomma, proprio in questo periodo di Natale che per noi commercianti rappresenta il cuore del lavoro, il mio suggerimento è di non scoraggiarsi e provare nuove strade. Certo: molti ci dicono che preferirebbero toccare con mano il prodotto, ma verrà il giorno…»

 

Francesco Farinetti

A soli 28 anni Francesco Farinetti è AD di Eataly. Nel novembre 2019 decide di dedicarsi totalmente allo sviluppo del suo ultimo progetto, Green Pea, il primo Green Retail Park al mondo; ovviamente nell’amata Torino

«Torino è tra le città più inventive d’Italia, pensiamo ad esempio all’automobile, alla penna a sfera, alla fibra ottica o all’MP3. O, nel mondo gastronomico, ai grissini, al bicerin, al pinguino o ancora al tramezzino. Insomma, una città innovativa e creativa che oggi può diventare anche la città più verde d’Italia intervenendo sulla mobilità, sulle emissioni e sull’energia che scegliamo di usare. Green Pea desidera essere parte di questo cambiamento, desidera ispirarlo e anticiparlo; così come, a suo tempo, fece Eataly nel campo degli alimentari, offrendo a tutti l’occasione di conoscere il cibo in profondità. Allo stesso tempo Green Pea racconta che vivere green non è solo possibile ma anche bello, “from duty to beauty” diciamo noi. Comportarsi bene deve diventare cool, e noi vogliamo rappresentare questa inversione di rotta. È giunto il momento di valorizzare un nuovo modo comune di comportarsi, sano e rispettoso della natura»

 

Christian Greco

Dal 2014 Christian Greco è direttore della Fondazione Museo Egizio. Con lui il museo più noto di Torino a livello mondiale ha cambiato volto. Prima con la ristrutturazione e poi con innovative politiche culturali

«La crisi pandemica in atto ci ha costretto tutti a riflettere profondamente, a fermarci per capire dove orientare il nostro cammino. Per i musei la strada è chiara. Dobbiamo tornare alle origini, al significato che ebbe il Mouseion di Alessandria, come luogo deputato alla conservazione della memoria costantemente alimentata dalla ricerca. La disamina delle fonti, lo studio attento, la cura delle collezioni sono le fondamenta su cui costruire il futuro. Proprio perché, abbracciando la ricerca, sapremo divenire laboratori di innovazione, motore di sviluppo della società e, in quanto depositari della cultura materiale del passato, punti di riferimento, di dialogo culturale, di innovazione sociale»

 

Michele Grio

Michele Grio, direttore della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, celebre per aver invitato i negazionisti nel suo reparto, il volto sorridente della sanità che affronta l’emergenza

«Io sono romano e quindi ottimista per natura. Credo che le difficoltà debbano essere affrontate e non subite, in modo da costruire sempre cose migliori per il futuro. Qui a Rivoli il lavoro che svolgo è già delicato di suo, poi l’emergenza COVID mi ha portato a reinventarmi anche come motivatore. Noi siamo abituati a gestire ogni giorno situazioni critiche, ma mi sono reso conto che c’era la necessità, anche in reparto, di ricordare costantemente che in fondo al tunnel c’è luce. La luce c’è ed è l’obiettivo, ciò che sprona ora dopo ora. Non solo noi medici ma anche tutte quelle persone con cui ho parlato al telefono in questi mesi. Bisogna lasciar stare i troppi numeri che spesso non siamo in grado di comprendere a pieno, e comunicare in modo chiaro e funzionale. La ricetta è questa: guardia alta perché i problemi ci sono, solida consapevolezza che tutto si risolverà e sana voglia di ripartire»

 

Chiara Lucchini

Chiara Lucchini, architetto e dottore di ricerca in Politiche pubbliche del territorio, si è formata tra Torino, Venezia, Barcellona e Detroit. È membro di Urban Lab Torino e dal 2014 insegna Pianificazione urbana al Politecnico

«Ripensare gli spazi pubblici come risorsa da cui partire per migliorare la qualità della nostra vita. Tanti sono stati gli studi fatti a livello internazionale, anche in relazione alla pandemia, da cui è emerso come sia la valorizzazione del territorio locale la chiave per vivere in una metropoli. Basti un riferimento alla proposta fatta a Parigi: tutti i servizi disponibili nell’arco di 15 minuti (a piedi). Il che significa recuperare i rapporti e valorizzare il commercio di quartiere, offrire servizi ad anziani che altrimenti non potrebbero essere autosufficienti (e ricordiamo che Torino è una città che invecchia). Una politica urbana efficiente deve guardare a tutto questo e farne tesoro per costruire il futuro delle nostre città. Il COVID ci ha dato l’occasione per rivedere totalmente le priorità, non lasciamoci scappare l’occasione e puntiamo a una città più democratica»

 

Enzo Monticone

Enzo Monticone, chef e titolare della Trattoria della Posta, custode imprescindibile della tradizione gastronomica piemontese

«L’indicazione è fare le cose per bene, cosa oggi non scontata, ma molte volte il problema è la mancanza di identità. Noi seguiamo la tradizione, quella dei miei genitori e dei miei nonni, che alla base aveva l’idea di fare anche solo poche cose ma fatte bene. Identità è appartenenza a certe ricette, e anche a un terreno, quello della mia cascina che mi dona patate, cachi e altre materie prime di stagione. Così so da dove vengono i prodotti che poi userò per i miei piatti; piatti che c’erano già sul menù in lire di mia nonna negli anni ’50. Naturalmente un po’ ammodernati, con dentro la mia identità, d’altronde ci metto la faccia e non posso sbagliare. Cerco di fare in modo che dietro a ogni agnolotto fatto a mano ci siano l’unicità e il lavoro che da sempre cerchiamo di portare avanti»

 

Valentina Parenti

Valentina Parenti, imprenditrice e giornalista pubblicista, è presidente di Valentina Communication e cofondatrice di GammaDonna, che da 15 anni valorizza diversity e imprenditoria innovativa femminile

«Torino è da sempre terra di sperimentazione e città laboratorio, un luogo che è spesso stato all’avanguardia nel tracciare nuovi scenari: il dono più prezioso che porta in dote a tutti coloro che qui sono cresciuti e ne hanno assorbito lo spirito. Un’eredità che sento molto mia e che si traduce nell’aspirazione a lasciare ai miei figli un mondo un poco migliore di come l’ho trovato. La crisi ci offre l’opportunità di ripensare i nostri modelli di sviluppo, privilegiando il build it better sul build it back, ma per farlo è necessario liberare il pieno potenziale del Paese, ponendo la diversità al centro: senza donne e giovani, infatti, la società non solo non sarà equa ed equilibrata, ma sarà decisamente più povera. E il 2020 ha visto le donne e i giovani unirsi e fare un passo avanti, rivendicando il diritto a essere protagonisti e a portare visione e competenze nuove per ridisegnarla. Pensando in grande, perché – come diceva Mandela – “il nostro giocare in piccolo non serve al mondo”»

 

Giulia Pettinau

Giulia Pettinau, 38 anni, è la fondatrice di OrangoGo. Laureata in Economia, con un’esperienza come marketing manager alle spalle, nel 2017 ha dato vita a un motore di ricerca innovativo, dedicato al mondo dello sport

«Lo sport online? Qui non parliamo di attività sportiva da svolgere di fronte allo schermo (lo sport è imitazione, socialità, ci mancherebbe!), ma di quanto lo strumento digitale possa rendersi utile se messo al servizio dello sport. Sebbene sia tendenza dell’essere umano andare a incrementare la pratica sportiva, non è sempre facile scoprire il proprio talento o scegliere il luogo più adatto dove praticare l’attività preferita: in questo il web può dimostrarsi molto valido. Allo stesso tempo, sempre grazie a Internet le società sportive hanno la possibilità di presentarsi, di attrarre nuovi utenti e di restare in contatto, magari affidando a questo canale la gestione amministrativa e burocratica, per dedicarsi totalmente all’insegnamento. Il web arriva quindi in aiuto, diventando lo strumento per far incontrare domanda e offerta. A dimostrazione di come anche lo sport possa digitalizzarsi (senza snaturarsi) e andare incontro alle esigenze del nostro tempo»

 

Monica Pianosi

Torinese DOC, Monica Pianosi è inventrice insieme a Jehanne Oostra del format Le Strade di Torino, espresso soprattutto in forma di blog e account Instagram, un successo non solo cittadino

«Siamo una grande community, con un super team di più di 60 ‘stradari’ in tutta Italia, immersi in un continuo dialogo tra regioni sempre molto produttivo. Siamo ‘esploratori urbani’ con l’idea e l’obiettivo di raccontare il bello del local, con focus sulle storie di successo ma anche di inclusione, ecosostenibilità… Soprattutto in un anno complesso come questo abbiamo sentito la responsabilità del racconto, implementando i contenuti e gli scambi fra regioni. Tutto in fondo è nato perché ci siamo accorte che potevamo essere utili, e che potevamo raccontare la nostra Torino, ovvero quella giovane, fresca ed entusiasta, in modo sempre nuovo; e continueremo a farlo»

 

Alessandra Polselli

Alessandra Polselli dirige la didattica accademica di danza classica alla storica scuola Carma. Nella sua carriera ha danzato in tutta Europa e all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Oggi le sue allieve partecipano a concorsi nazionali e internazionali, e li vincono  

«Il mondo della danza era, ahimè, in crisi già ben prima dell’emergenza sanitaria, così come tutto il settore dello spettacolo. Ma ora ci troviamo davanti a uno scenario nuovo. Sappiamo bene come nelle avventure difficili sopravviva la qualità; in tal senso, credo che le scuole di danza che sanno fare eccellenza ne usciranno ancora più rafforzate, e tutti i miei entusiastici ballerini torneranno a ballare sui palcoscenici con ancora più vitalità e vigore. Ma non bisogna tralasciare l’aspetto professionale della danza: un anno di stop, per molti aspiranti ballerini, significa una carriera troncata, e già vedo alcuni promettenti nomi che hanno scelto di ritirarsi. A loro mi rivolgo per un appello: continuate a danzare, a lottare, a sognare, noi artisti siamo in grado di fare grandi cose»

 

Sergio Rosso

Sergio Rosso, imprenditore in campo finanziario, è da sempre protagonista attivo nel mondo del welfare-non profit. Uno dei progetti a lui più cari è quello degli Asili Notturni Umberto I, di cui è presidente

«L’emergenza COVID-19 si è ripresentata con forza, insieme ai segnali preoccupanti che già lasciava presagire: tentare di arginare la pandemia è l’imperativo che ci coinvolge tutti, al di là di dissidi di varia natura. Malgrado l’importanza del protocollo d’emergenza che impone restrizioni, noi degli Asili Notturni, ancora una volta, non possiamo trascurare il fatto che il lockdown è una tragedia dalle inimmaginabili proporzioni soprattutto per i senzatetto, per i disperati, per gli affamati dei quali ci occupiamo. E così continuiamo: il dormitorio di via Ormea è aperto, e la mensa serale offre oltre cento pasti da asporto; anche gli ambulatori odontoiatrici continuano a operare, come le altre attività. Per noi il lockdown ha un sapore diverso, per certi versi più amaro, ma ci sostiene sapere che il seme gettato anni fa continua a germogliare trainando con sé il grande rispetto per la vita e per chi soffre in silenzio, aggrappato soltanto alla speranza. Per tutto questo non posso che ringraziare lo stoicismo dei nostri volontari»