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Finalmente le Nitto ATP Finals

Chiudiamo il cerchio con Marco Martinasso

di Tommaso Cenni

Autunno 2021

ATTESA, PROGETTI, CORSI E RICORSI DI UNA COMPETIZIONE GLOBALE, PER LA PRIMA VOLTA A TORINO (E IN ITALIA) E DI CUI POSSIAMO DIRE CON CERTEZZA UNA COSA: È FINALMENTE ARRIVATO IL TEMPO DELLE FINALS. DAL 14 AL 21 NOVEMBRE SAREMO CAPITALE DEL TENNIS MONDIALE

C’è chi ha trattenuto il fiato per mesi, ma ora finalmente si può rilassare: le Nitto ATP Finals 2021 si faranno a Torino, al Pala Alpitour e con il pubblico. Quando noi ne parlavamo su queste pagine quasi un anno fa, nessuno affrontava l’argomento, in pochi ci credevano, e il mondo era completamente diverso. Ora siamo qui, possiamo dire di aver vinto la scommessa, e per chiudere il cerchio abbiamo intervistato Marco Martinasso, direttore generale FIT Servizi (Federazione Italiana Tennis); come già avevamo fatto a marzo 2021.

Riavvolgiamo il nastro per un momento, proiettiamoci poi nel futuro, ma prima di tutto godiamoci lo spettacolo che i migliori otto tennisti del mondo porteranno in città.

Marco Martinasso

Ci siamo, siamo giunti a queste Finals. Riassumiamo un po’ il percorso, tra gioie, dolori, soddisfazioni e difficoltà assortite?

«Possiamo dirlo, sì, siamo giunti al momento clou, quello ufficiale, diciamo. Sono stati due anni intensi di lavoro, e forse l’ultimo miglio è il più complesso, ma siamo pronti. Difficoltà ce ne sono state tante, ovvia- mente, soprattutto nell’ambito della definizione di un masterplan che fosse quasi in grado di prevedere il futuro, sopperire all’inevitabile incertezza cui siamo stati sottoposti e farci arrivare preparati a questo punto del percorso, finale e cruciale. Evidentemente il modello adottato è stato corretto e oggi possiamo considerare questa organizzazione all’altezza di una competizione di caratura mondiale. La capienza ci sarà, non si saprà bene fino all’ultimo in che percentuale, ma è sicuro che il pubblico sarà presente, componendo un’indispensabile cornice scenica che al tennis è mancata veramente tanto. Per noi, oltre che un percorso di lavoro e avvicinamento, sono stati due anni di formazione, a tratti unica perché derivante da un periodo storico unico e speriamo anche irripetibile. Imparare in queste condizioni è stata una palestra che tornerà utile in futuro. Si è trattato di partire da zero, creare una startup con tantissime caratteristiche e sfumature differenti, ognuna con le proprie complessità. Dalla gestione dei meccanismi di vendita dei biglietti ai rapporti con le istituzioni, fino ad arrivare alla programmazione di un servizio di hospitality di altissimo livello per i nostri ospiti top che passa dallo sfruttamento degli spazi e di ciascuna superficie al massimo della propria potenzialità. A inizio ottobre, ormai sulla linea della partenza abbiamo trovato tutti i partner, prontissimi a ultimare i lavori al Pala Alpitour per arrivare perfetti al via. Tanta, tantissima collaborazione. Stesso discorso vale per le commesse e gli appalti da studiare ex novo su un tessuto urbano che non conoscevamo; la fortuna è stata quella di trovare un territorio attivo, vivo, disponibile, partecipativo… A partire da questa intervista abbiamo ancora trenta giorni di lavoro vero, più le prove generali, che viviamo con intensità, sicuramente, ma anche con relativa serenità proprio grazie al team che abbiamo formato. Abbiamo affrontato diverse complicazioni, è vero, ma abbiamo anche raccolto moltissime soddisfazioni: penso alla qualità dei modelli creati, con le eccellenze italiane messe al centro, alla visione comune a cui si sono accodati tutti, ai biglietti polverizzati il primo giorno. Sarà un’esperienza unica per tutti coloro che vi parteciperanno, come ospiti e visitatori. Un ringraziamento per questo risultato va al team e al lavoro portato avanti di concerto con tutti gli stakeholder, a questo proposito cito il Circolo della Stampa Sporting Torino – e gli interventi strutturali di cui si è dotato per essere al nostro fianco ai massimi livelli – e ovviamente tutto il parterre di sponsor che ha deciso di accompagnarci in questa avventura».

Jannik Sinner

Novak Djokovic al Roland Garros © Tim Clayton – Corbis per Getty Images

Com’è stato in questo periodo il rapporto con Torino?

«Come detto, il territorio ha accolto con un entusiasmo incredibile l’evento e tutto ciò che gli ruota attorno. Era palpabile la sensazione che le persone volessero tornare a vedere Torino fiera protagonista del suo tempo e di una competizione internazionale, un’attesa che durava dalle Olimpiadi del 2006. L’entusiasmo, poi, da città pratica quale è Torino, si è tradotto in numeri, in vendite di biglietti e adesione dei partner. Onestamente un riscontro del genere ci ha perfino spiazzato, abbiamo registrato un livello di partecipazione inedito, che ci ha responsabilizzato e spronato. Uguale discorso è da fare per quanto riguarda Comune e Regione, sempre al nostro fianco. Il territorio ha dimostrato a tutti che è possibile costruire eventi in maniera completa, trasversale e utile a valorizzare un territorio, dialogando in maniera costruttiva per tutta la durata della competizione. Un esempio per tutti. Un sistema di governance che ha seguito il progetto con spirito funzionale e a 360 gradi, dalla mobilità all’accessibilità e a qualunque elemento a noi necessario».

Novak Djokovic e Matteo Berrettini a Wimbledon © Pool per Getty Images

Un po’ di info sulle Finals: i luoghi cult delle Nitto ATP Finals, le iniziative, il salotto di piazza San Carlo…

«Piazza San Carlo come cuore pulsante, unico e inedito punto di riferimento nel centro di Torino. Un’iniziativa non convenzionale, resa possibile dalla Città e dalla Soprintendenza che ne ha intuito l’eccezionalità, ne ha compreso il potenziale e ha creduto, e partecipato, alla creazione della stessa. Sponsor, istituzioni… tutti, in realtà, hanno ben inteso l’originalità e la funzionalità del villaggio di piazza San Carlo, cercando di interpretare, ognuno con le sue caratteristiche, lo spazio a loro disposizione. Le istituzioni hanno creato un laboratorio di eccellenze e promozione del territorio dal food alle opportunità di business; la FIT avrà una sua zona dedicata, la presenza costante di SuperTennis e soprattutto il fulcro di tutto il villaggio: un campo di pratica in piazza. Il simbolo dell’amore per il tennis condiviso da tutti coloro che coloreranno la piazza, perché poi, alla fine, tutto si riduce alla passione per questo sport, e non esiste migliore esemplificazione di un campo da tennis nel cuore di Torino, con i nostri istruttori a tenere dimostrazioni interattive e i nostri ambassador a raccontare in prima persona la magia del tennis. Inoltre, stiamo dialogando con ATP per favorire la presenza dei giocatori come guest al campo, e per tutta la competizione i nostri supporti audiovisivi trasmetteranno un palinsesto di contenuti pensati per la piazza, perché l’idea è quella di vivere il tennis per una settimana, in ogni momento possibile».

Stefanos Tsitsipas © Icon Sportswire per Getty Images

Capitolo pronostici e due parole sui successi del movimento del tennis italiano?

«I pronostici sono impossibili da formulare. In trenta giorni nel tennis può succedere di tutto, specie a fine stagione e in competizioni come le Finals. Ciò che sappiamo è che Musetti è vicino alla partecipazione alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals di Milano; Sinner, anche se nessuno due anni fa avrebbe mai potuto immaginarlo, rischia di essere tra gli otto di Torino; e questo significherebbe aggiungersi al fenomeno dell’anno Matteo Berrettini. Bis italiano alle Finals. Non credo servano tante altre parole per dipingere il periodo d’oro del movimento. Guardando al quadro complessivo, questi due anni sono stati tragici e straordinari sotto ogni punto di vista, e il tennis nostrano ha effettuato un’accelerata incredibile. Sia per quanto riguarda la FIT, come organismo in grado di organizzare e gestire eventi globali di risonanza mai vista per il nostro Paese, sia per quanto riguarda i risultati sportivi di un movimento che nel maschile, ma anche nel femminile, sta conseguendo risultati unici, e il ranking ne è la costante dimostrazione. Il quadro è roseo, ed è già una vittoria per il tennis italiano essere qui a presentare le Finals torinesi. Esempio emblematico è la sicura assenza dalla competizione di due mostri sacri come Nadal e Federer, e l’elaborazione di questo lutto è stata incredibile, velocissima. Mancheranno probabilmente i due protagonisti principali delle ultime due decadi del tennis mondiale (insieme a Nole), ma l’entusiasmo di Torino e degli italiani è tale che anche questo colpo al cuore è passato in secondo piano. Noi ci rilasseremo per davvero solo alla fine, nel frattempo non ci resta che goderci il tennis più bello del mondo che fa tappa a Torino».

Lorenzo Sonego

 

(Foto di FIT e GETTY IMAGES)

 


«A Torino, il miglior tennis del mondo»

Leggi l’articolo dedicato alle ATP Finals e l’intervista a Lorenzo Sonego


 


Le incognite legate alla pandemia non frenano le ambizioni dell’appuntamento torinese che sta ottenendo ottimi riscontri dalla biglietteria, dagli sponsor e dal mondo del corporate

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