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#ambientalmente

di Maria Lodovica Gullino

Mille papaveri rossi

Torino, primavera 2019

A cosa vi fanno pensare mille papaveri rossi? La maggioranza di voi ricorderà la bellissima canzone ‘La guerra di Piero’ di Fabrizio De André: «Dormi sepolto in un campo di grano / non è la rosa non è il tulipano / che ti fan veglia dall’ombra dei fossi / ma sono mille papaveri rossi»; altri ancora penseranno alla bellezza dei campi di grano invasi da questi fiori, a migliaia. Quante volte abbiamo sentito esaltare la bellezza dei campi di papaveri. Il papavero è il fiore che ricorda i caduti in battaglia e nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Canada e nei paesi del Commonwealth si utilizza il Remembrance Poppy (papavero del ricordo), simbolo della memoria dei caduti in battaglia: piccoli papaveri artificiali vengono generalmente indossati nel Remembrance Day, l’11 novembre, e nelle settimane che lo precedono, ma sono anche impiegati per comporre ghirlande celebrative. All’origine di questa tradizione c’è una poesia, ‘In Flanders Fields’, scritta nel 1915 da John McCrae, tenente colonnello, medico e poeta canadese, per ricordare un amico ucciso in battaglia.

All’origine di questa tradizione c’è una poesia, 'In Flanders Fields', scritta nel 1915 da John McCrae, tenente colonnello, medico e poeta canadese, per ricordare un amico ucciso in battaglia. Proprio nei primi versi della poesia si citano i papaveri, che sono i primi fiori a sbocciare nei campi di battaglia

Proprio nei primi versi della poesia si citano i papaveri, che sono i primi fiori a sbocciare nei campi di battaglia. Sono state due donne, l’americana Moina Belle Michael e la francese Anna Guérin, a trasformare il papavero in un simbolo nazionale denso di significato e a tutt’oggi molto diffuso. Ispirandosi alla poesia di McCrae, con la vendita di papaveri artificiali esse raccolsero fondi a favore dei veterani delle guerre e riuscirono a sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema molto doloroso, convincendo anche organizzazioni come la National American Legion e la Royal British Legion ad adottare il papavero come simbolo. In Gran Bretagna, e più precisamente a Richmond nel Surrey, esiste dal 1922 la Poppy Factory, che produce questi papaveri artificiali, realizzando ogni anno 36 milioni di fiori e 80mila ghirlande. Anche i papaveri indossati dalla famiglia reale inglese sono forniti dalla Poppy Factory. L’azienda, tra l’altro, dà lavoro a veterani di guerra e ancora oggi i suoi dipendenti sono uomini e donne che, durante il loro servizio alla nazione, hanno subito danni fisici disabilitanti. Ogni anno nel Regno Unito un papavero-gioiello, creato dai più prestigiosi orafi d’oltremanica, viene messo all’asta durante il Poppy Ball (il ballo del papavero) e il ricavato viene destinato alla Royal British Legion. Associare il papavero al ricordo di chi ha perso la vita in guerra non è, però, solo storia recente. Secondo una leggenda, l’imperatore mongolo Gengis Khan teneva in tasca semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia per onorare i caduti, anche quelli avversari.

Proprio come ai giorni nostri ha cantato Fabrizio De André. Nella mitologia il papavero è il fiore della consolazione: si racconta infatti che Demetra, la dea dei campi, riacquistò la serenità dopo la morte della figlia Persefone solo dopo aver bevuto infusi preparati con fiori di papavero. Gli antichi romani, invece, associarono il papavero alla dea Cerere (equivalente della dea greca Demetra), raffigurandola con ghirlande di papaveri, per la loro presenza costante nei campi di grano. Durante il Medioevo il papavero fu invece associato, per via del suo colore, al sacrificio di Cristo e alla sua morte, per questa ragione esso si trova spesso raffigurato in affreschi di chiese risalenti all’epoca medievale. Quando ho iniziato questo pezzo avrei voluto raccontarvi che quei magnifici papaveri, che tanto ci ammaliano con la loro bellezza e il loro colore, sono piante ‘infestanti’ che si sviluppano a danno della pianta coltivata, cioè il grano. Ecco perché l’occhio di un agronomo non reagisce con lo stesso ammirato stupore nel vedere campi di papaveri, ma piuttosto intuisce immediatamente che qualcosa nella coltivazione non va. Ma dopo quanto vi ho raccontato, non me la sento proprio di rovinare l’atmosfera.