Intervista a Massimo Guerrini

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Intervista a Massimo Guerrini

Massimo Guerrini, «fare sistema per una Torino rivolta al futuro»

Un focus sul centro Città con il presidente della Circoscrizione 1: per trasformare Torino in una metropoli europea è necessario costruire una cabina di regia che non si focalizzi solo sul presente ma guardi avanti. Un tavolo di lavoro condiviso per rendere virtuose anche le ‘periferie’ del centro città.

I dati parlano chiaro. Secondo il rapporto dell’ENIT, dal 2016 Torino è una delle città d’arte in maggiore crescita in Italia. Un risultato confermato anche dal Rapporto sul Turismo 2017 pubblicato da Unicredit e Touring Club Italiano, secondo cui la nostra città è rientrata a pieni voti nella Top 10 delle più visitate d’Italia.

Basti pensare che lo scorso anno si sono sfiorati i 5 milioni di visitatori, in particolare stranieri, come ha registrato l’Osservatorio sul Turismo della Regione e del Comune. A trainare questo trend in crescita, una rinnovata vocazione culturale che si riflette in particolare nel centro ‘riscoperto’ di Torino. I turisti stranieri, ma anche gli italiani, ne rimangono sempre più affascinati, stupiti nell’ammirare angoli di storia e musei d’arte – uno su tutti, l’Egizio – custoditi nel cuore del capoluogo piemontese. Nonostante questo, alcuni rilevano ancora – in ultimo il Rapporto Rota – un clima di incertezza sullo sviluppo futuro della città. Ne parliamo con Massimo Guerrini, presidente della Circoscrizione 1 Torino Centro – Crocetta.

È all’ordine del giorno una riflessione sullo stato di salute della nostra città. In veste di amministratore del centro città, qual è il suo punto di vista?

«Torino ha fatto un enorme salto di qualità negli ultimi vent’anni, è sotto gli occhi di tutti. Grazie al Piano strategico la città ha sviluppato importanti progetti e investimenti infrastrutturali con l’apporto condiviso di investimenti pubblici e privati, fino ad arrivare alle Olimpiadi del 2006. È indubbio che ne abbia beneficiato maggiormente il centro città, con le sue eccellenze culturali e ricettive, ma i grandi investimenti infrastrutturali, dal passante ferroviario alla linea 1 della metro fino ai parcheggi pubblici, hanno legato le varie aree della città e favorito spostamenti e viabilità. Comprendo e condivido che a questo punto si debba fare molto di più per le zone meno centrali, serve una maggiore equità nell’attenzione ai disagi di alcune aree che sono parte integrante della nostra città. Non bisogna però perdere le opportunità, e va ricordato che il centro città è la vetrina e il cuore pulsante delle attività, un volano per tutti in termini di attrattività e benessere. Oggi ritengo che manchi una visione netta sul futuro della città, manca un progetto».

Può spiegarci meglio?

«Se chiediamo al cittadino dove sta andando Torino, è probabile che non sappia rispondere: ci parlerà del passato, delle Olimpiadi o altro, ma lo sguardo rischia di rimanere rivolto solo all’indietro. Prima capitava di sentire che Torino sarebbe diventata il ‘dormitorio di Milano’, oggi l’idea è cambiata e la stessa Milano ci guarda con interesse. La nostra città è cresciuta, è diventata un polo importante come minimo europeo: dalla città di ‘Mimì metallurgico’ è passata a essere una delle prime realtà turistiche italiane. Ma quando mi reco all’estero spesso mi chiedono: “Dove sta andando Torino?”. Questo perché sembra che si guardi più all’oggi che al domani. Per esempio, l’obiettivo è rendere il centro a misura di pedone? Benissimo, ma allora bisogna capire cosa si farà da qui a dieci anni per realizzarlo, non si estende nell’immediato la ZTL: si prepara la città alla sua evoluzione futura con un progetto pluriennale, così che tutti abbiano il tempo di attrezzarsi. Altrimenti si rischia di creare un danno alle attività presenti e di penalizzare le famiglie meno abbienti».

A tal proposito, quali sono secondo lei le criticità maggiori?

«Riprendendo l’esempio di prima, la volontà di promuovere una mobilità a misura d’uomo credo la vogliano tutti, ma non è compatibile con la scarsità di parcheggi di interscambio e l’inadeguatezza dei mezzi di trasporto pubblico, a partire dalla presenza di una sola linea metropolitana. È un forte segnale di preoccupazione anche lo stop ai piani di rigenerazione urbana di alcune grandi aree industriali, che oltre a risanare un territorio dal degrado avrebbero favorito occupazione, investimenti e aiutato diverse attività a rilocalizzarsi. Il vicesindaco propone un Piano regolatore nuovo? Benissimo, sono d’accordo, ma per farlo serve tempo; nel frattempo tutto resta fermo e ne paga le conseguenze l’immagine dell’intera città, non solo del centro. La priorità per l’amministrazione dev’essere la tutela della qualità della vita dei cittadini, cosa che comprende ovviamente anche la cura e il non abbandono di aree in degrado, che sono fenomeni che aprono la strada a situazioni di criminalità».

E quali sono i feedback nella sua circoscrizione?

«Le due commissioni che lavorano di più sono quelle del sociale e dell’urbanistica. Per la prima, c’è grande sinergia con l’amministrazione comunale, in particolare nel cercare di risolvere l’emergenza dei senza fissa dimora – con un progetto di accoglienza a cui sta provvedendo il Comune – e di assicurare assistenza agli anziani attraverso le attività nelle Case del Quartiere. Va ricordato, infatti, che la Crocetta è una delle zone più anziane di Torino. Parallelamente, bisogna cercare di mettere d’accordo le diverse entità che popolano il centro città: i residenti, i non residenti che vivono in centro per lavoro e altre necessità, i commercianti e i ristoratori che, ovviamente, hanno tutti esigenze differenti…».

2017-10-20T08:02:19+00:00