Abu Dhabi – Le mille e una notte del futuro

///Abu Dhabi – Le mille e una notte del futuro

Abu Dhabi – Le mille e una notte del futuro

Abu Dhabi, Le mille e una notte del futuro

Questo non è un viaggio come tutti gli altri, questa è una porta aperta verso il futuro, perché ci racconta di come l’uomo possa radicalmente trasformare la natura per poi, altrettanto rapidamente, prendersene cura. Questa è l’avventura che parte da un’improvvisa ricchezza smisurata e dall’irripetibile opportunità di investirla in qualcosa che non siano solo numeri affidati alle banche. Perché col 10% delle riserve petrolifere di tutto il mondo si possono fare tante cose che restano: sistemi avanzatissimi di sostenibilità ambientale, sofisticati studi sull’energia pulita, università d’eccellenza, oasi del divertimento coi grandi brand internazionali, hotel che sono città, una città funzionale come un hotel a cinque stelle, grattacieli come in un manuale di architettura,

luoghi per la fede e la cultura che siano la nuova agorà, forse un nuovo Rinascimento dove prima c’era il deserto, di fronte al mare, nell’Arabia Felix del nuovo millennio. E chissà se lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, discendente di una tribù di allevatori di cammelli e pescatori di perle, ebbe mai questo pensiero quando, all’inizio degli anni Sessanta, scoprì di non essere seduto solamente su un cassone di sabbia di fronte al Golfo Persico ma che, sotto quel cassone, c’erano giacimenti di petrolio e di gas naturale che avrebbero cambiato la storia del suo mondo, e anche un poco del nostro. Di certo fu lui l’uomo della trasformazione, il primo a comprendere le enormi potenzialità legate allo sfruttamento dell’oro nero e del gas naturale.

Ma, si sa, una ricchezza inimmaginabile, quando arriva velocemente, può far commettere ogni sorta di errori. Invece Zayed fu un politico lungimirante: fondò gli Emirati Arabi Uniti (di cui fa parte anche Dubai), assicurò alla sua famiglia il ruolo di guida assoluta nella federazione, aprì le porte a un Islam tollerante e disponibile al dialogo, favorì l’arrivo degli stranieri e, grazie a loro, garantì al proprio paese una posizione di preminenza nella finanza, nella tecnologia, nell’architettura e nelle arti. Suo figlio, Khalifa bin Zayed Al Nahyan,prosegue la sua opera dal 2004 con i medesimi obiettivi. Oggi Abu Dhabi conta un milione 500mila abitanti che per l’80% sono stranieri.
La minoranza araba controlla sostanzialmente tutte le risorse economiche e amministra il potere – politico e finanziario – mentre gli ‘ospiti’ hanno lavori legati alla propria formazione, ma anche al paese d’origine.
Inglesi, statunitensi, italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, giapponesi e australiani presidiano le posizioni manageriali in genere, lo scenario tecnologico e quello delle energie rinnovabili, il settore (particolarmente florido) della ristorazione d’alto bordo e dell’hôtellerie di lusso.
Pakistani, egiziani, marocchini, filippini, indiani e cingalesi si occupano di tutte le attività di base: edilizia, servizi, accoglienza nelle strutture alberghiere e turistiche, alta e bassa manovalanza. Abu Dhabi è un emirato concepito a misura di auto: strade ampie e tirate a lucido ovunque, anche nel deserto, un parco veicoli che sembra appena uscito da una grande concessionaria, benzina che costa meno dell’acqua minerale. In sostanza, non esistono mezzi pubblici perché non ce n’è bisogno.

Ma occhio ai divieti, perché qui vengono imposti (e rispettati) meglio che in Svizzera: proibito fermarsi lungo la carreggiata, limiti di velocità severissimi con autovelox ovunque, e ce n’è anche per i pedoni, chi attraversa fuori dalle strisce è sanzionabile con 100 euro di multa.
Più in generale, si può dire che Abu Dhabi è un luogo dove la delinquenza non esiste, non perché ci si senta osservati dalla polizia (noi non abbiamo quasi mai visto un agente), ma semplicemente perché il reato non viene ritenuto un’opzione praticabile. Quella che tutti sembrano ritenere la punizione più grave è l’espulsione con rientro proibito, per chi ha scelto di vivere negli Emirati l’inserimento nella black list equivale ad un danno irreparabile.
Lo scenario che si presenta di fronte al visitatore meno frettoloso è stimolante come pochi altri a livello internazionale. Si affronta una particolarissima sintesi tra mondo arabo e occidentale, tra opulenza e capacità organizzativa, tra attenzione alla sostenibilità del pianeta e vertigine architettonica.

2018-12-15T02:43:52+00:00