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Domenico De Gaetano

«Il Museo Nazionale del Cinema è un contenitore di magia»

di Laura Sciolla

Primavera 2021

INNOVARE, OVVERO COGLIERE LE NUOVE OPPORTUNITÀ CHE LA PANDEMIA HA APERTO, STUDIARE LINGUAGGI CAPACI DI RAGGIUNGERE UN PUBBLICO SEMPRE PIÙ AMPIO, PENSARE A FORME DI FRUIZIONE ALTERNATIVE. IL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA SI È FATTO TROVARE PRONTO ALLA RIAPERTURA DI FINE GENNAIO, FORTE DEL SUO PASSATO E FIDUCIOSO NEL FUTURO, COME CI RACCONTA IL DIRETTORE DOMENICO DE GAETANO

Settembre 2019, Domenico De Gaetano viene eletto direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Marzo 2020, Torino chiude per il lockdown. «Avevamo tante idee, disponibilità economiche, una calendarizzazione chiara e puntuale; avevamo iniziato nuovi progetti chiamando a collaborare attori di fama internazionale. Dopo soli cinque mesi, la mia squadra e io ci siamo ritrovati a dover pensare unicamente al bilancio e a come sopravvivere. È stata davvero la conferma che lo scenario può cambiare da un momento all’altro. Come fare per posticipare le attività? Come prolungare le mostre già in atto? Come programmare il futuro?». Non è stato un inizio facile, quello vissuto da Domenico De Gaetano, già vicepresidente della Film Commission Torino Piemonte, direttore artistico di Volumina e coordinatore d’immagine alla Reggia di Venaria, chiamato a ricoprire il ruolo di direttore del Museo Nazionale del Cinema, vacante dal 2017.

Cosa ha insegnato la pandemia al mondo museale?

«Quando sono entrato a far parte di questo ‘film’, il modello museale era quello che si era affermato negli anni con efficacia: l’obiettivo era da sempre attirare pubblico e, per farlo, si potevano ad esempio organizzare eventi che richiamassero turisti da ogni dove. Con la pandemia (e devo dire ancora oggi) il modello è stato rovesciato: abbiamo compreso, da una parte, il valore del pubblico di prossimità e, dall’altra, la forza del web. È come se la pandemia ci avesse indicato nuove strade da percorrere per il futuro».

© Michele d’Ottavio

Quali sono state le scelte intraprese dal Museo Nazionale del Cinema?

«Ci siamo concentrati sull’attività online, intendendo la rete come un canale di fruizione dalle grandi opportunità. Pensiamo alle proiezioni dei film, da assaporare comodamente seduti sul divano di casa. Oppure alla nostra sezione didattica: tramite il web, siamo riusciti a ‘ospitare’ mille studenti per il Giorno della memoria, quando abbiamo proiettato ‘Il grande dittatore’. Numeri che non avremmo mai potuto raggiungere offline, avvalendoci, come da tradizione, della sala del Cinema Massimo. Grazie all’online, invece, abbiamo potuto allargare i nostri orizzonti in termini sia di platea che geografici, andando a coinvolgere persino alcune scuole siciliane. Ma anche i laboratori, i seminari, le lezioni, i festival possono essere fatti in streaming: è sufficiente cambiare la prospettiva e il gioco è fatto. Allo stesso tempo, abbiamo dovuto (ma anche voluto, cogliendone l’importanza) rivolgerci al pubblico più di prossimità: chissà di quanto tempo avrà bisogno la macchina del turismo per rimettersi in moto. Bisogna assolutamente focalizzarsi su come continuare a essere attraenti per i torinesi, o comunque per chi abita nella regione. Tra le iniziative abbiamo scelto di offrire l’ingresso gratuito al museo, riaperto da fine gennaio, agli under 26».

Grazie all’online, abbiamo potuto allargare i nostri orizzonti in termini sia di platea che geografici

È stata una giornata emozionante, la riapertura del 30 gennaio. Cosa avete proposto al pubblico?

«Poco prima del lockdown, precisamente il 14 febbraio 2020, avevamo inaugurato una mostra dall’alto contenuto culturale, ‘Cinemaddosso’. Studiata insieme ad Annamode, era un percorso non convenzionale tra i costumi per il cinema di ieri e di oggi, realizzati dalla sartoria in settant’anni di storia. Una mostra che non ha fatto in tempo a essere visitata da un largo pubblico, ma che proprio il pubblico ci ha continuato a chiedere, quindi abbiamo deciso di prorogarla fino al prossimo 11 aprile. Così, ancora si possono ammirare gli abiti indossati da Marcello Mastroianni, Sophia Loren, ma anche da Scarlett Johansson e Helen Mirren».

Le novità per la primavera, invece?

«La mostra ‘Photocall. Ritratti del cinema italiano’ è una galleria fotografica dedicata ai divi nostrani, dal muto – a partire da Pina Menichelli e Bartolomeo Pagano, due incredibili icone – all’epoca d’oro del cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e i Settanta, con i grandi divi conosciuti a livello internazionale: Virna Lisi, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica… E, per finire, i volti degli attori di oggi noti al grande pubblico, da Monica Bellucci a Pierfrancesco Favino. Fino a ottobre, saranno loro i ‘padroni di casa per un giorno’, e accompagneranno il pubblico lungo la visita e nelle masterclass con gli studenti ».

Ricorrono anche i 30 anni dalla morte della fondatrice del Museo Nazionale del Cinema di Torino, Maria Adriana Prolo…

«Come dimenticarlo! Tutta la storia del museo nasce dalla passione per il cinema di questa ‘signorina del cinematografo’, come veniva soprannominata al Balon, dove si recava a cercare nuovi materiali per la sua collezione. Parliamo di anni e anni di ricerca: Maria Adriana Prolo ha conservato oltre un milione di referenze tra oggetti, apparecchiature, film, testi di sceneggiature. Eppure nel museo non vi è un’area a lei dedicata. Al trentennale della sua morte abbiamo così deciso di rendere omaggio a questa donna tanto anticonformista, allestendo una mostra fotografica per ricordarla, su via Montebello. Abbiamo poi scelto di ristampare il suo volume sulla storia del cinema muto italiano, traducendolo in inglese, francese e spagnolo. È considerato un must tra gli esperti».

Prima sottolineava l’importanza di trovare nuove forme di fruizione da parte dei musei, di aggiornarsi per stare al passo coi tempi. Quali progetti avete concretizzato in tal senso?

«A suo vantaggio, il Museo Nazionale del Cinema ha il fatto di trovarsi in un contenitore magico: mi riferisco alla cupola firmata dall’Antonelli, in grado di rendere ancor più straordinario un museo già di per sé particolarmente immersivo e coinvolgente. Se poi si aggiunge il fatto che il contenuto è il cinema e il cinema è magia, abbiamo come risultato una fruizione altamente interattiva. Ma siamo andati oltre, per rendere la visita ancor più spettacolare e rispondente ai gusti del pubblico contemporaneo, creando delle salette dedicate alla realtà virtuale dove i visitatori possono provare esperienze straordinarie in ambienti immersivi e interattivi. Credo sia il modo migliore per ritrovare la forte emozione provata dai primi spettatori di fronte ai film dei Lumière. Non dimentichiamo, inoltre, il video mapping che ci ha accompagnato nelle serate di questo lungo 2020: sui quattro lati della Mole abbiamo proiettato pezzi di film, immagini legate al mondo del cinema e altro ancora. Un modo per sentirci più vicini al nostro pubblico, alla nostra città. Da fine giugno il progetto verrà riproposto, visto il successo anche a livello social».

© Michele d’Ottavio

Secondo il suo punto di vista, di cosa ha bisogno Torino per rilanciarsi?

«Credo che Torino abbia bisogno di tornare a essere laboratorio di nuove creatività. È sempre stata la città dell’innovazione: pensiamo all’auto, al cinema stesso, alla moda, alla telefonia. Dobbiamo riscoprire queste origini sperimentando nuove strade e dando fiducia ai giovani. Senza dimenticare gli eventi internazionali e la sostenibilità economica e ambientale. Sono tutti elementi imprescindibili: condividendoli a livello globale attraverso la rete, ormai arriviamo davvero a parlare a tutto il mondo».

Durante l’intervista

Anche i musei hanno bisogno di rilanciarsi?

«Come dicevo, stiamo vivendo una trasformazione epocale sotto molti punti di vista, e i vecchi modelli di gestione dei musei sono ormai impraticabili. Sicuramente i musei devono ripensarsi e, oltre a ‘conservare le collezioni’, devono studiare nuovi modi per presentarle, trasformandosi in centri di ricerca e intrattenimento per raccontare il nostro passato, far comprendere il presente e proiettarci nel futuro in maniera innovativa. Più simili a startup come approccio. Nel caso particolare del Museo Nazionale del Cinema, il cinema è la più tecnologica delle arti. Non puoi raccontare la storia del cinema senza parlare dell’evoluzione tecnologica che c’è dietro: siamo partiti dal muto in bianco e nero per arrivare al 3D, alla realtà virtuale, allo streaming, fino al gaming. Ci rendiamo conto di quanta magia avvolga la sua storia? Ed è tanto più incredibile pensare che stiamo raccontando una storia che ancora sta accadendo. Per farlo, dobbiamo sempre stare al passo con i tempi. Insomma, non invecchiamo mai e restiamo giovani. Questo è uno degli aspetti che il nostro pubblico riconosce come fortemente affascinanti».


Leggi la storia di Maria Anna Prolo raccontata da Antonella Frontani. Clicca qui


(Foto di FRANCO BORRELLI)