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Laura Audi

Il lato magico di Torino

di LAURA SCIOLLA

Estate 2020

DA TORINO CAPOLUOGO INDUSTRIALE A TORINO CITTÀ MAGICA, ATTRAENTE, SORPRENDENTE E INDIMENTICABILE. COSÌ LA CITTÀ SI È PROPOSTA NEGLI ULTIMI ANNI. E ORA? SI RIPARTE, CON NUOVE MODALITÀ CHE POSSONO DIVENTARE OPPORTUNITÀ

Chi, come noi, ama Torino sa bene che il suo fascino ha qualcosa di magico. Ma c’è chi, di questa magia, ha fatto persino il cuore di una proposta turistica apprezzata da italiani e stranieri. È Laura Audi, fondatrice, insieme a Nicoletta Ambrogio, del tour operator Somewhere. Laura ancora ricorda quel 1997 quando, ricche di idee e povere di soldi, le due socie decisero di provare a lanciare una nuova immagine della città: «Era un momento in cui una ‘sconosciuta Torino’ cercava una propria identità. L’era industriale era ormai finita e si stavano iniziando ad aprire le porte al turismo. La domanda che però serpeggiava tra gli operatori era: perché un turista deve venire a Torino? Da esperta e appassionata di esoterismo e storia torinese, trovai la risposta in quella Torino magica e sotterranea che è poi diventata il simbolo di Somewhere. Insomma: interi libri parlavano della città nascosta e misteriosa, ma questa era una visione per pochi. Dovevamo far uscire questo volto sconosciuto dalle pagine dei libri e renderlo pop. Con l’aiuto di due scrittori, anch’essi magici nel senso stretto della parola, Renzo Rossotti e Giuditta Dembech, io e Nicoletta decidemmo di provare a proporre una Torino nuova, da amare in tutta la sua bellezza al calare della sera».

Laura Audi e Nicoletta Ambrogio

La proposta piacque fin da subito…

«Eccome: in un periodo in cui di Torino ci si ricordava solo quando si menzionava la FIAT, il fatto di trasformare un prodotto letterario in un’innovazione turistica attirò i media. Nel ’99 finimmo persino su ‘Fenomeni’ con Piero Chiambretti e Dario Argento: un tour che consacrò il successo di Torino come città magica. Immaginate: il capoluogo operoso che di notte si sveglia per raccontarsi sotto un aspetto inusuale e dal forte appeal. Non poteva che essere un successo».

Quando un visitatore arriva a Torino per la prima volta ha ben chiaro cosa lo aspetterà, ma quando riparte non può che essere entusiasta di questa città storica, compatta, affascinante

Poi arrivarono le Olimpiadi.

«Fu una vera ondata di positività. Mi ritengo fortunata ad aver potuto cavalcare quell’onda. Torino veniva scoperta finalmente nella sua eleganza, nella sua bellezza in ogni momento del giorno. Con il sole sfilavano le aristocratiche piazze, la collina, i musei e i castelli, dal Museo Egizio alla Reggia di Venaria. Di notte si svelava in tutto il suo mistero. Certo, non ha mai preteso di essere una città adatta al turismo di massa, ma una destinazione di loisir e di piacere. Come una donna bella che si concede solo a chi le fa molta corte, Torino anche quella volta non fece grande promozione di sé: d’altronde conosciamo il basso profilo tenuto tipicamente dai torinesi. Ma un aspetto peculiare del flusso turistico che caratterizzò il nostro capoluogo fu che i turisti tornavano. Quando un visitatore arriva a Torino per la prima volta non ha ben chiaro cosa lo aspetterà, ma quando riparte non può che essere entusiasta di questa città storica, compatta, affascinante. L’entusiasmo dei turisti è sempre stato per noi la migliore pubblicità».

Durante l’intervista

Di che numeri stiamo parlando e di che nazionalità?

«Somewhere ogni anno accoglie circa 30mila turisti interessati a prendere parte ai nostri tour di Torino Magica e Torino Sotterranea, abbinati a itinerari più classici. Torino è perfetta per essere una destinazione da weekend lungo, 3 o 4 notti. Per quanto riguarda la provenienza, direi un 50% di italiani e un 50% di stranieri. E, con sorpresa, abbiamo notato che la maggior parte dei turisti italiani arrivati da noi sono da sempre fiorentini, romani, veneziani. Gli abitanti, cioè, delle più famose città d’arte della penisola. In poche ore di treno si rag giunge il Piemonte, fuori dai circuiti più battuti, alla scoperta di tesori poco conosciuti: la scelta è naturale per chi è abituato alle cose belle».

E per quanto riguarda gli stranieri?

«Inglesi, americani, svizzeri e francesi. Negli anni passati i tour operator stranieri hanno inserito nei loro cataloghi Torino e il Piemonte come destinazioni da scegliere per le vacanze. Questo ci ha dato grande visibilità, così come il fatto di essere menzionati sulle guide internazionali. Proprio prima della pandemia, anche Somewhere era stato citato dal National Geographic».

Poi, è arrivato il coronavirus.

«Il 7 marzo stavamo ancora facendo un tour della Torino Magica quando, alle 22.30, qualcuno iniziò a dire che stavano chiudendo la Lombardia. Nei giorni successivi iniziarono le disdette e i tour operator tolsero subito l’Italia dai loro cataloghi. Le organizzazioni turistiche intercontinentali dichiararono immediatamenteche fino al 2021 non ci sarebbe stata possibilità di reinserimento. Un vero colpo al cuore. Nessuno avrebbe mai potuto prevedere questa situazione».

Oggi vi aspetta una nuova ripartenza, proprio come 25 anni fa. Quali sono le sfide e le strategie?

«Le indicazioni sono chiare riguardo ai numeri degli ospiti che possiamo accogliere. Ma il fatto di lavorare su piccoli gruppi credo possa trasformarsi da debolezza economica in opportunità: gestire poche persone alla volta significa poterle coccolare una a una, poter curare il dettaglio, andando così a riempire alcune lacune che in passato hanno caratterizzato l’accoglienza. Questa situazione diventa così occasione per proporre in modo rivoluzionario il loisir e lo charme del nostro territorio. Ad esempio, con Somewhere abbiamo dato la possibilità di visitare la mostra ‘Sfida al Barocco’ in corso alla Reggia di Venaria in un’esclusiva serale. Per lasera di San Giovanni, un nostro gruppo ha avuto il piacere di fare un tour negli spazi dell’Accademia Albertina (‘Accademia in chiaroscuro’), con visita alle aule e al laboratorio, oltre che al museo. È una nuova opportunità: vi è mai capitato di avere come guida il professore di anatomia in persona? Si potranno poi organizzare dei finesettimana nei castelli privati, magari accompagnati dai proprietari stessi, conti e contesse, come già stiamo facendo al Castello di Piea d’Asti e a quello di San Sebastiano da Po».

Nuove idee, quindi: è questa la chiave per il futuro?

«Assolutamente. Bisogna saper raccontare la propria città con una prospettiva inusuale, un po’ come facemmo agli albori di Somewhere. Questo porterebbe alla possibilità di rilanciare una terra, di fare accoglienza di alto livello e di ospitare clienti fino a oggi non ancora raggiunti. Credo sia un punto di partenza importante per lanciare un’immagine positiva di Torino e del territorio, offrendo ancora più visibilità e feedback, speriamo, ancora più positivi».

L’apertura di ‘nuovi portoni’ da parte degli operatori potrebbe essere una carta da giocare importante per spingere l’economia turistica. Cosa dovrebbe invece fare la Città?

«Riprendere lo slancio che aveva fino a qualche anno fa in ottica turistica. Si deve comprendere che turismo non è solo bellezza e cultura. È economia reale. A differenza del settore industriale, che richiede grandi investimenti, il turismo implicherebbe solo la messa a disposizione di servizi efficienti. Il rilancio di Torino dovrebbe partire dal centro: noi operatori possiamo fare squadra con musei, alberghi, castelli, ma se manca una volontà centralizzata di fare comunicazione e di garantire servizi, i progetti non decollano. Una visione a lungo termine, ecco cosa ci vorrebbe».

Alcuni ritengono che Torino non può sostenersi sul solo turismo…

«Non stiamo dicendo o turismo o FIAT. I due volti possono convivere. La vocazione turistica non fa lavorare tutta Torino, ma potrebbe arrecare vantaggi a molti, soprattutto a coloro che tanto hanno sofferto durante la pandemia: bar, taxi, guide turistiche, ristoranti. Crediamo nel turismo, comunichiamo con forza la nostra destinazione. Una volta che si arriva a Torino, la città si presenta da sola».

Quali sono le vostre previsioni per il futuro prossimo?

«Il turismo a Torino ricomincerà dagli italiani, lo stiamo già verificando. E non è una situazione negativa: saràl’occasione per scoprire il turismo di prossimità. A poco a poco si sta riaprendo anche l’Europa e noi stiamo aspettando con entusiasmo le decisioni che verranno prese sulla Fiera del Tartufo e sul Salone del Gusto. Si potrebbe puntare a un’accoglienza diffusa, ad esempio, con gli eventi spalmati sul territorio. L’autunno, per il Piemonte, è una stagione incredibilmente stimolante. Dobbiamo farci trovare pronti».

(Foto di MARCO CARULLI)